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Covid 19, carceri. Ettore Tirrò: "Le proteste dei detenuti nascono dalla paura per il futuro"



di Claudia Crocchianti -


Il mondo delle carceri in questo periodo di pandemia è stato messo a dura prova sia per i detenuti e le detenute e tutto il personale che vi lavora, ma da subito nel carcere di Rebibbia sono state adottate misure di contenimento. Non tutti sanno che viene sviluppato in questi luoghi l’obiettivo primario è il reinserimento sociale e a parlarci della situazione da questo punto di vista è il criminologo Ettore Tirrò di Tivoli, che si occupa di corsi di formazione per il reinserimento dei detenuti e delle detenute a Rebibbia.

In questo periodo è tutto fermo: cosa può dirci su questa situazione?

“In primis voglio dire che già da febbraio sono state prese misure di contenimento per tutelare la salute all’interno del carcere. I nostri corsi di formazione sono fermi e questo ha creato dei problemi anche psicologici soprattutto per coloro che partecipavano a questi corsi per essere riabilitati nella società. Tra questi vi sono quelli riferiti agli operatori di edilizia dove alla fine di ogni percorso ci sono i tirocini sia interni che esterni per chi è a fine pena e il lavoro ha sempre un rimborso economico. I sacrifici pesano per tutti ma per noi l’isolamento è all’interno della nostra casa con i nostri famigliari, e per loro è più difficile e la diminuzione di molte attività li ha colpiti molto. Devo aggiungere che spesso gli educatori giudicano il loro profilo sulla base dei corsi e del loro comportamento e ora vi è un rallentamento del lavoro”.

Questa situazione ha portato a delle rivolte: perché queste proteste?

“Credo che a spingerli sia stata la paura del futuro, ma ora si è fermato tutto. Si è cercato di far capire loro che comportarsi bene è per la loro salute e soprattutto per chi è vicino alla scarcerazione è strano che si compromettano il tutto per una condotta non buona”.

Il Governo e la politica in generale parlano di scuola, didattica a distanza ma mai dei corsi di formazione per i detenuti e le detenute. Perché questa disparità?

“É un terreno scivoloso sicuramente i governi di ogni colore politico o la politica in generale non fa mai riferimento alla pena riabilitativa che porta al reinserimento nella società. Siamo sicuramente per la certezza della pena ma dell’espiazione e della riabilitazione. É ora che si cominci a dire qualcosa”.

La riapertura come dovrà essere?

“Sicuramente ben venga ma in massima sicurezza, si dovrebbe lavorare in smart working e attivare corsi di formazione a distanza non facile nel mondo delle carceri. È importante capire come riaprire e se si farà forse a settembre bisognerà attenersi a delle regole come il distanziamento sociale”.

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