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Tivoli - Gabriella Cinelli: Ventisette anni in Slow Food e non sentirli

  • Tivoli Guidonia City
  • 21 lug 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

di Paolo Paolacci

 

In questa intervista a proposito della sua entrata in Slow Food ci dice: “Per la prima volta venivano usate parole come sostenibilità, tradizione, memoria, identità, paesaggio e territorio e soprattutto la lentezza, indispensabile…“ E da allora la ricerca di prodotti del territorio per una sana cucina è diventata  la sua mission.


Ciao Gabriella, presentati nei ruoli attuali che ricopri.

“Dopo aver avuto per anni  un ruolo dirigenziale in Slow Food Tivoli e Valle dell’Aniene, oggi ricopro il ruolo di membro consigliere nel Direttivo, presieduto dai giovani Gaetano Sansaro, presidente, e Stella Schiavon, vice presidente. Coordino gli agricoltori per l’Archeomercato della Terra a Tivoli, seguo l’andamento dei Presidi Slow Food  della Fagiolina di Arsoli, del Pizzutello di Tivoli e del Giglietto di Palestrina e Castel San Pietro Romano. Da metà aprile sono consigliere nel Direttivo regionale, con delega all’Alleanza dei Cuochi, una rete attiva in 25 Paesi e dove si sviluppano progetti collegati ad altre reti come Slow Grains e Slow Beans. Sempre più mi occupo come formatrice Slow Food di corsi di cucina, storia della gastronomia, educazione sensoriale, panificazione e laboratori del Gusto per adulti, ragazzi e bambini. Faccio parte del Panel di assaggiatori Slow Olive Lazio, che si occupa di selezionare gli extravergini del Lazio da inserire nella “Guida agli extravergini” di Slow Food Italia”.


Quali sono le ultime iniziate attive a cui hai partecipato?

“Tante le attività e i progetti in cui sono stata impegnata: la Gustoteca Slow Food di Castel San Pietro Romano (un luogo dove il cibo è considerato opera d’arte gustosa), l’edizione 2024 della Sagra del Pizzutello di Tivoli, la raccolta delle olive 2024 a Villa Adriana che ha generato l’OLEA HADRIANI VILLAE e  in ultimo  Tivolio VILLAE 2025. Con l’azienda Silvi Sabina Sapori, ho intrapreso un progetto più personale, “Salus per Oleum”, che nasce e si intreccia al mio essere una cuoca Slow Food nello studio dell’archeologia del gusto che indaga sulla sensorialità espressa dalle archeoricette. Insomma e finalmente la Storia si può assaggiare, le mie archeoricette si trovano in una oleoteca romana e nei bookshop delle Ville tiburtine”.  


Perché hai scelto di entrare in Slow Food e sei soddisfatta di quello che finora hai fatto?

“Sono entrata in Slow Food 27 anni fa, grazie al fiduciario Alberico Ciccarelli che mi fece capire l’importanza dell’Associazione antesignana nel portare il cibo/pensiero e la sua produzione all’attenzione del mondo intero, in una maniera mai affrontata fino ad allora. Per la prima volta venivano usate parole come sostenibilità, tradizione, memoria, identità, paesaggio e territorio e soprattutto la lentezza, indispensabile per esprimere la consapevolezza delle prese di posizione intorno al cibo buono pulito e giusto. Si parlava di quella visione olistica che oggi sappiamo essere l’unica via di salvezza per l’umanità e il pianeta”. 


La cucina, la cultura del mangiare è ormai nei circuiti enogastronomici turistici e rappresenta l'Italia, che può vantare molte specialità. Cosa si potrebbe fare di più?

“C’è ancora tanta da strada da fare, perché la maggior parte delle specialità gastronomiche non hanno una filiera corta e controllata e nelle  “specialità” regna la confusione. Noi della Condotta Slow Food Tivoli e Valle dell’Aniene ci siamo iscritti al progetto CarTES – Carta del Turista Enogastronomico Sostenibile, che incoraggia comportamenti responsabili nel turismo enogastronomico, aiuta i viaggiatori a scoprire il patrimonio locale rispettando l'ambiente, la cultura e le comunità, promuovendo scelte consapevoli per ridurre l'impatto ambientale e rafforzare il legame con il territorio. Le organizzazioni che hanno realizzato la Carta per il Turista Enogastronomico Sostenibile sono tante e tra queste : Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, Associazione Nazionale Città del Vino, Associazione Nazionale Città dell’Olio, Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio, dei Sapori… Quindi, si può fare sempre di più”.


Non si rischia che certe associazioni tipo Slow Food rientrino in un disegno prettamente politico di parte piuttosto che nazionale?

“Il lavoro che si deve intraprendere nei territori è  quello di  avviare politiche per lo sviluppo economico e civile delle comunità locali, ovvero una FOOD POLICY che  è proprio la soluzione per poterci poi occupare delle politiche  nazionali e viceversa.  Ne è un esempio portato a Tivolio 2025 la “Piana del cibo” di alcuni  Comuni della provincia di Lucca. A Tivoli speriamo di riuscirci meglio dopo aver aiutato le aziende attraverso le azioni del nuovo Gal, di cui Slow Food Tivoli e V.A. è socio”.


Come si arriva a riconoscere la Fagiolina e il Giglietto a livello nazionale?

“La Fagiolina di Arsoli e il Giglietto di Palestrina e Castel San Pietro Romano sono divenuti Presìdi Slow Food  nel 2014. Slow Food promuove i prodotti dei Presìdi in eventi internazionali (Terra Madre, Cheese, Slow Fish) nazionali e locali,  mette in contatto i produttori dei Presìdi con i cuochi dell’Alleanza Slow Food, con i Mercati della Terra, con  realtà interessate ad acquistare i prodotti per rivenderli o per trasformarli, racconta le storie dei prodotti,  di produttori e dei territori con video, pubblicazioni, articoli, conferenze, ecc”.


Un consiglio in generale di come mangiare e come scegliere dove mangiare.

“Filiera corta e controllata, prodotti biologici, tradizione e creatività, sostenibilità, lotta allo spreco, tutte qualità che cerco nei locali. Adoro partecipare ad esperienze degustative immersive di linguaggio gastronomico, ma anche sedermi con un pastore ed assaggiare il suo formaggio prodotto da greggi che pascolano nei prati stabili. Il consiglio è che valga sempre la pena di scegliere locali dove si predilige il territorio, si parla di radici, memoria e cibi sani e magari si può avere una buona carta degli extravergini e vini. Un piatto serio ha bisogno del suo abbinamento ad arte del vino e della compagnia.  «Noi non ci invitiamo l’un l’altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme». Questo fa dire Plutarco a un personaggio delle sue ‘Dispute conviviali’”.



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