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Tivoli: Per il Caffè Culturale domani si parlerà di poesia con Sonia Giovannetti e il suo libro



di Claudia Crocchianti


Il Caffè Culturale, nell’ambito del “Natale a Tivoli” e con il patrocinio del Comune di Tivoli, invita alla conversazione letteraria, poetica e culturale sulla “poesia”, incentrata sul saggio “La Poesia, malgrado tutto” di Sonia Giovannetti (Castelvecchi, 2022). L’evento avrà luogo domani domenica 29 gennaio 2023, con inizio alle ore 11.00, presso la Sala Conferenze del Museo della Città di Tivoli (Via della Carità, 1). Insieme all’Autrice Sonia Giovannetti, parteciperanno Antonio Capitano, Marianna Scibetta, che interpreterà brani del saggio e alcune poesie dell’autrice, e Gianni Andrei. È previsto il coinvolgimento del pubblico presente. In quest’intervista presentiamo l'autrice.


Come è nata l'idea di scrivere La poesia malgrado tutto?

Da tempo sentivo il bisogno, forse non usuale in un poeta, di rappresentare la mia idea di poesia: un impulso che mi nasceva dalla lettura retrospettiva delle mie raccolte, quando mi disponevo a giudicarle, ponendomi così fuori da esse, con intento autocritico. Ma a darmi la spinta decisiva in tal senso, come scrivo nella premessa al mio libro, è stata quella frase di Alain secondo cui “Ogni pensiero comincia con una poesia”. Per me, una vera provocazione, uno stimolo per iniziare a pensare alla poesia non più come ad una bizzarra trasgressione del sentire e pensare comune, bensì come un’intuizione originaria del senso del mondo, un vero e proprio alfabeto primario da cui – come mi sono convinta, confrontandomi con molta letteratura critica sul tema - ha origine ogni altro uso della lingua: filosofico, scientifico, o politico che dir si voglia. Basti solo pensare che i primi embrioni della letteratura e della filosofia nascono, nella Grecia di Omero, come poemi e, prima ancora di Omero e della scrittura, come canto, cultura orale fatta di suono e ritmo: poesia, per l’appunto. Da qui la mia conclusione che, a dispetto del ruolo ancillare che oggi le viene assegnato – dall’editoria, dai mass media, dagli investimenti in campo culturale – la poesia, avendo cavalcato i secoli sull’altalena di un percorso carsico fatto volta a volta di visibilità e di esilio, non solo riesca anche oggi a sopravvivere – non siamo pochi noi poeti! - ma abbia finito per travasarsi spesso in altre manifestazioni artistico-espressive. Ecco perché, in buona sintesi, mi sono sentita autorizzata a dire, pur in tempi come questi, così apparentemente avari e severi, “la poesia, malgrado tutto”.


Cosa rappresenta per lei la poesia?


Anche qui ribadirei quanto già dichiarato nel libro: “La poesia è sempre stata per me il tentativo di cogliere il senso più autentico delle cose, della vita e del mondo”, contravvenendo in ciò a molti pregiudizi correnti secondo cui la poesia sarebbe una forma di fuga dalla realtà. Penso invece il contrario: la poesia è un faticoso tentativo di arrivare alle fonti del senso, al significato profondo di ciò che ci accade (quasi sempre celato a noi stessi), forzando i limiti del linguaggio e le barriere dell’io cosciente. Anche se essa non riesce mai a esprimere compiutamente ciò che il poeta sente, a trovare “la parola che manca” (“la poesia è sempre una sconfitta”, dice infatti mirabilmente Franco Loi). Pur tuttavia “ci si avvicina”, aggiunge Ungaretti. Ecco, dunque: la poesia non arriva mai definitivamente alla meta, è vero, e lo riconosce essa stessa; ma è la più attrezzata a farlo, tra tutte le altre forme espressive. E, per quanto impervio, il suo è un viaggio che vale la pena di compiere, perché mira a rivelare il segreto dell’essere, quello stesso traguardo, come affermo nel libro, che orienta il cammino della filosofia e della scienza.


Che sfida si è posta in questo libro?

Una delle ragioni che mi hanno spinto a scrivere questi saggi è il tentativo di capire se la poesia, cui mi dedico ormai da decenni, si possa concepire come una sorta di “assoluto”, un che di radicalmente diverso da ogni altra forma di attività della mente e incomparabile con ogni altro linguaggio umano, cui ci si accosta per cercare risposte a domande fondamentali che non si sono trovate altrove. O se piuttosto la sua specificità come forma espressiva sia in realtà già in origine influenzata, più di quanto non appaia a prima vista, da altre manifestazioni del pensiero e dell’agire che, concorrendo a generare la creazione poetica, la priverebbero, in tal caso inevitabilmente, di quella “purezza” genetica che forse troppo disinvoltamente si suole attribuirle.

Insomma, ho cercato di capire se questa specie di “grazia divina” che farebbe del poeta un “unicum” in quanto toccato, lui e lui soltanto, dall’ispirazione che misteriosamente lo muove a poetare, scevro da ogni contagio con altre fonti “profane”, sia poi davvero così estranea, nel suo prodursi, a contaminazioni di altro genere, e la poesia stessa non sia piuttosto un distillato linguistico e intellettuale di altre attività della mente che, all’opera in uno stesso soggetto, finiscono per influenzarla in modo determinante, compromettendo già in origine l’originalità dei suoi tratti distintivi.

Alla fine di questo mio viaggio comparativo, condotto anche in una prospettiva storica, mi sono convinta che nell’unica mente dell’uomo ragione e emozione sono inestricabilmente connesse e si influenzano reciprocamente; ma che, tuttavia, è la parte intuitiva ed emotiva della nostra coscienza a guidare la mente, a darle impulso nelle sue ricerche, come del resto riconoscono numerosi ed eminenti scienziati e filosofi, di cui nel libro ho riportato le posizioni in merito.

La poesia, dunque, è un motore sempre acceso, in grado di alimentare, sia pure inconsciamente, ogni lavorio di noi esseri pensanti. Per questo, e per le ragioni che ho prima espresso, mi piace ribadire: la poesia, malgrado tutto.


Un poeta o una poetessa a cui è più legata? Il primo poeta che mi ha fatto amare la poesia è sicuramente Eugenio Montale.

È infatti nel suo nome che, molto tempo fa, ha preso avvio il mio percorso nella poesia, così come, da ultimo, la mia esplorazione nei suoi dintorni.

Nel libro parlo del mio primo incontro con i suoi versi. Avevo 18 anni quando morì Montale e in quella circostanza lessi l’intera raccolta “Ossi di seppia”, innamorandomi perdutamente della poesia “I Limoni”: è stato quello il momento in cui ho iniziato a scrivere versi. Trovavo affascinante quel linguaggio che, ancorato alla quotidianità, indagava in profondità la condizione umana. Quel suo particolare modo di raccontare la semplicità e, insieme, la complessità delle cose, non faceva che alimentare il mio rapimento, lo stesso che ho poi provato per i versi di Ungaretti, di Saba e di tanti altri poeti, non solo italiani, che mi hanno permesso di entrare in un mondo per me nuovo e meraviglioso, un mondo che ho sentito subito mio.


Il pubblico come sta rispondendo? Mi sembra bene. In tutte le occasioni in cui mi sono trovata a presentare il libro, infatti, ho riscontrato un grande interesse da parte del pubblico. Ma, in particolare, mi ha gratificato molto il consenso riscosso presso la critica letteraria più rappresentativa, con la quale, in alcuni eventi di presentazione, ho intrattenuto confronti molto approfonditi, avvalorati inoltre dalla pubblicazione di numerosi articoli apparsi su prestigiose riviste letterarie. Infine, ho anche avuto la soddisfazione di ricevere alcuni premi letterari di prestigio, come al “Festival del Libro in Mediterraneo”, a pochi mesi dalla uscita del libro.


Il 29 sarà a Tivoli, cosa vuol dire su questo evento?

Sono molto onorata di aver ricevuto questo invito al Museo di Tivoli, da parte di Antonio Capitano, a cui sono legata da sentimenti di stima come scrittore, ambasciatore della lettura e blogger. Lo stesso posso dire di Gianni Andrei, promotore e referente de “Il Caffè Culturale”, che cura la presentazione di domenica prossima e che rappresenta una realtà di grande riferimento per la vita culturale di Tivoli.



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