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Zanzare, virus e titoloni: cronache dall’emergenza permanente

  • Tivoli Guidonia City
  • 11 ago 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Da cinque anni è sempre “emergenza sanitaria”: ora tocca alla zanzara West Nile

Negli ultimi cinque anni sembra che non ci sia stato un momento di tregua. Prima il Covid, poi il vaiolo delle scimmie, l’influenza aviaria, l’allarme per nuove varianti influenzali, e ora… la zanzara West Nile. Ogni estate, puntuale come le zanzare stesse, arriva un nuovo titolo dai toni apocalittici. Ma davvero siamo sempre sull’orlo di un’emergenza?


Cos’è la West Nile e perché non è il “nuovo Covid”

Il virus West Nile non è affatto una novità: in Italia è stato individuato per la prima volta negli anni ’90 e da allora circola regolarmente, soprattutto in alcune regioni. La maggior parte delle persone infettate non sviluppa alcun sintomo. Solo una piccola percentuale presenta febbre leggera, e i casi gravi sono estremamente rari, colpendo soprattutto persone anziane o già fragili.

I dati ufficiali parlano chiaro: i contagi ci sono, ma in numeri bassissimi rispetto alla popolazione e, soprattutto, senza un impatto reale paragonabile a quello di una vera epidemia.


Perché i media amplificano l’allarme

L’informazione vive di attenzione, e l’attenzione si cattura più facilmente con titoli allarmistici che con dati contestualizzati. “Zanzara killer” fa più clic di “Virus noto e a basso rischio per la popolazione generale”. È una dinamica ben nota: la paura è un potente motore di interesse e, purtroppo, un’arma narrativa efficace per mantenere il pubblico incollato agli schermi.

Negli ultimi anni questo schema si è ripetuto: individuare un pericolo sanitario reale ma circoscritto, enfatizzarlo con un linguaggio sensazionalistico, e lasciare che la percezione pubblica lo amplifichi a dismisura. Così un fenomeno gestibile diventa, nell’immaginario collettivo, una nuova minaccia globale.


L’effetto collaterale dell’allarmismo

Il problema non è l’informazione scientifica – quella è utile e necessaria – ma il suo confezionamento in chiave drammatica. Continuare a vivere in uno stato di “allerta permanente” rischia di creare ansia cronica e disaffezione: quando ogni anno c’è una nuova “emergenza”, le persone finiscono per non credere più a nessun avviso, nemmeno a quelli davvero importanti.


Più dati, meno paura

Affrontare la West Nile come qualsiasi altro rischio sanitario noto, con campagne di prevenzione mirate e comunicazione equilibrata, è l’unico approccio sensato. La zanzara va contrastata con misure semplici – eliminare l’acqua stagnante, proteggersi con repellenti – ma senza trasformare una zanzara in un mostro da prima pagina.

Perché la vera emergenza, oggi, è imparare di nuovo a distinguere tra informazione e spettacolo della paura.


Breaking news: la zanzara West Nile ci sterminerà tutti (forse, ma no)

Da cinque anni viviamo in un film di catastrofi senza titoli di coda. Un tempo l’estate portava solo cocomeri e spiagge, oggi porta “emergenze sanitarie globali” in formato clickbait. Dopo il Covid, il vaiolo delle scimmie, l’influenza aviaria e l’influenza “misteriosa”, ecco l’ultimo mostro: la zanzara West Nile.


Il copione è sempre lo stesso

Passo 1: si prende un virus che esiste da decenni.

Passo 2: si ricorda che in rari casi può causare sintomi gravi.

Passo 3: si scrivono titoli tipo “ZANZARA KILLER: L’INSETTO CHE PUÒ UCCIDERTI” (meglio se in maiuscolo).

Passo 4: si inseriscono due righe in fondo all’articolo dove si dice che il 99% dei casi è asintomatico. Così, chi legge si sente già in punto di morte… e clicca di nuovo.


La realtà, purtroppo per i giornali, è meno epica

Il virus West Nile è in Italia da anni, e la maggior parte delle persone nemmeno se ne accorge. Sì, ci sono stati casi gravi, ma sono rarissimi e riguardano soprattutto persone già fragili. Non è il “nuovo Covid”, non è un’epidemia fuori controllo e, se stai leggendo queste righe, le probabilità che tu finisca in ospedale per colpa di una zanzara sono più basse di quelle di trovarti in spiaggia con un unicorno gonfiabile e il gelato in mano.


Perché l’allarme funziona così bene

Perché la paura vende. “Zanzara killer” fa più clic di “Virus presente in forma lieve e monitorata”. E in un’epoca in cui ogni notizia deve essere più veloce, più emotiva e più estrema della precedente, trasformare un fenomeno noto e gestibile in un incubo collettivo è fin troppo facile.


Effetto collaterale: la noia dell’apocalisse

Quando ogni anno ci viene detto che “questa estate sarà la più pericolosa di sempre”, l’effetto è doppio: da un lato ansia inutile, dall’altro indifferenza totale. Così, quando davvero ci sarà un problema serio, molti alzeranno le spalle pensando sia l’ennesimo capitolo della saga “Emergenza Infinita”.


Morale della favola

Proteggersi dalle punture è utile: via l’acqua stagnante, sì ai repellenti e alle zanzariere. Ma trasformare ogni zanzara in un mostro assassino da prima pagina non ci protegge: ci stanca. Il vero vaccino, ormai, è contro l’allarmismo.

(A cura della redazione)


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