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Ladri D’Autore: Storia di una band nata a Guidonia

di Claudia Crocchianti -

Lui è Massimiliano Landoni, uno dei quattro componenti del gruppo musicale Ladri D'Autore. Una band formata da amici e grandi appassionati di musica da oltre trent'anni.

Qualcosa sul vostro gruppo e su come è nato?

“Il nostro gruppo nasce nel 2012 da una mia idea (chitarrista) e di Antonio Cognetti (contrabbassista), col proposito di andare a rivisitare alla nostra maniera, i classici dello Swing Italiano, da Natalino Otto, Alberto Rabagliati, Nicola Arigliano, fino ai più recenti come Sergio Caputo, senza dimenticare un cantautore romano, che ha fatto la storia del Jazz Italiano, ovvero Bruno Martino. A completare la formazione ci sono Guido Benedetti alla Batteria, e il M° Giovanni Crielesi alla Tromba, che ha sostituito Adriano Ferrari nel 2018. Non siamo professionisti, ma tutti suoniamo da più di 30 anni. Giovanni il trombettista ha suonato una vita con Little Tony, accompagnandolo in tutto il mondo .Ci esibiamo sia in zona, che a Roma, e abbiamo suonato anche in locali storici come l''Alexander Platz e il Fonclea”.

Cosa vi lega oltre la musica?

“Beh, direi che oltre la musica ci lega sicuramente l'amicizia, io e Antonio ci conosciamo dal 1988, e abbiamo iniziato a suonare insieme pezzi di Vasco, Pino Daniele, ecc., poi i percorsi musicali si sono divisi, e nel 2012 è ricominciato tutto, con più entusiasmo di prima. Ci frequentiamo tutti anche fuori le situazioni musicali, e devo dire che ci lega anche la passione per il calcio, argomento sul quale ci scontriamo spesso, essendo due romanisti e due laziali”.

Un aneddoto o una curiosità legata alla città di Guidonia?

“A Guidonia, città dove io risiedo, abbiamo suonato spesso al The Golden Pot Pub, a Villalba, locale di amici, che è un po' casa nostra, e dove riscuotiamo sempre molti consensi”.

Tre aggettivi per descrivere il vostro pubblico?

“Famigliare, perché il nostro è un pubblico di tutte le età, Semplice perché lo è il nostro sound, poco elaborato, cercando di ricreare le atmosfere di una volta, e infine allegro perché il nostro repertorio mette allegria”.

Che rapporto avete con il pubblico?

“I nostri concerti sono molto 'interattivi', nel senso che ci piace dialogare con il pubblico, raccontando le canzoni, spiegandone il contenuto e il significato, ovviamente anche a noi sono capitate platee difficili, ma ce la siamo sempre cavata. Un ricordo particolare va ai due concerti del 2014-2015 credo, al Teatro della casa Circondariale di Rebibbia. Il nostro pubblico era composto da 300 detenuti e 5 assistenti penitenziari, devo dire che inizialmente la situazione era un po tesa, ma poi ci siamo sbloccati e abbiamo portato avanti il concerto riuscendo a coinvolgere il pubblico, che è rimasto molto contento, nonostante il genere non fosse poi alla portata di tutti, sia per gusto che per la nazionalità' dei presenti. Un aneddoto particolare, che ho avuto modo di salutare un mio compagno delle scuole elementari, che, parafrasando, non era lì in divisa”.



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