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Tivoli: Valentina presenta "Valentina"





di Claudia Crocchianti -


In quest’intervista la scrittrice Valentina Oriofi racconta del suo libro autobiografico "Valentina", che presenta oggi a Tivoli presso il locale Boschi in Piazza Palatina. La scrittura per lei è stato uno sfogo per raccogliere i tanti pensieri che aveva in testa.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

"L’idea è nata da una esigenza personale di comprendersi attraverso quell’incredibile potentissimo mezzo di autoanalisi che è la scrittura, la scrittura aiuta a pensare, chiarendo e semplificando i pensieri, solo dopo – in un secondo momento – ho pensato alla pubblicazione perché, sempre a proposito di “poteri” della scrittura, c’è la condivisione di un sentire comune, in fondo è questo che renda la letteratura universale, no? Io non pretesa alcuna relativamente al valore più estrinsecamente letterario del mio libro, ma credo semplicemente che qualcuno possa immedesimarsi e quindi riconoscersi nelle mie sofferenze, ma anche gioie, quindi ecco l’idea del libro: dare al mondo una storia che possa esser utile per gli altri, che possa essere di aiuto o solo supporto, che possa essere un minimo contributo personale alla nostra esistenza: tentare di migliorare il luogo e il tempo che ci accoglie. A volte si leggono delle storie solo per sapere che qualcuno ci è già passato".

Una frase che raccolga il libro?

"Sì, c’è, e mi piace così tanto da aver deciso di metterla nella quarta di copertina: 'Sono stata relitto, naufraga, marinaio e capitano, con lo sguardo volto ad uno spicchio di luna, ma siamo luna piena che inebria le maree. Ho visto gli abissi. Scateno tempesta'".

C'è qualcosa di te?

"C’è ben più di qualcosa, c’è ciò che più si avvicina a quel concetto astratto e vago di “essenza”: la scelta del titolo non è stata casuale, “Valentina”, c’è dentro tutta Valentina colta nei suoi snodi fondamentali di vita e nei suoi nodi da districare e dispiegare".

La passione per la scrittura quando è nata?

"Vi stupirò: non ho mai pensato di fare la scrittrice, anzi da piccola odiava “Italiano” e tra l’altro una delle amiche che compaiono nel libro è proprio la mia compagna delle medie che, sottobanco, mi passava i bigliettini a scuola. La scrittura è stata davvero un’esigenza pratica: non avevo più altro modo per affrontare la valanga dei pensieri che mi avevano buttata e soprattutto bloccata, se non trascrivendo tutto ciò che sentivo, pur se alla rinfusa, non è stata una passiona a muovermi quanto una “passio” nel senso latino del termine, una sofferenza cocente che ho combattuta con la penna e la carta".

Uno scrittore o una scrittrice a cui sei legata?

"Moltissimi; nel libro cito Paulo Coelho, di cui ho letto, forse uno dei libri che più ha segnato la mia formazione ed è stato proprio “Veronika decide di morire” pubblicato nel 1998, io ero un’adolescente e le sue parole risuonarono nella mia testa come quelle di un guru, ricordo ancora bene il momento in cui ho sottolineato sul libro quelle righe che accesero in me qualcosa: “ È grave essere diversi?" "È grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie. È grave voler essere uguali, perché questo significa forzare la natura, significa andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi del mondo, non ha creato una sola foglia identica all'altra”".

Progetti futuri?

"Non ho progetti per il futuro, o meglio, mi spiego meglio, ne ho uno grandissimo, fondamentale: vivere il presente massimamente, intensamente, pienamente; nel libro vi spiego come!".




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